mercoledì 27 gennaio 2010

Dai nostri lettori

caro d'ottore, apperzo motlo il suo laovro di ricecra in quatno è stato diomstarto che il modo migloire di capire il modno è quello di dsescrivelro dal proproi putno di vitsa. Presonalmetne sfurtto il suo laovro come sputno di ispirazioen per quatno riguadra la scirttura cerativa, cercadno di isnegnare alle mie caive da laboratroio coem scirvere un romazno cerativo. Ho anhce scopetro che leggiaom le paorle itnere e non le signole lettere...saulti

Dottomatico

Grazie, Dottomatico, concordando pienamente con il tuo punto di vista circa l'inevitabile soggettività del mondo, ti invito a tenermi informato sulle tue cavie.

Poche parole per chi ancora non conoscesse Dottomatico: creato originariamente dalla mafia siciliana in collaborazione con un'azienda di sviluppo software parmense, Dottomatico è un'intelligenza artificiale attualmente impegnata a livello nello sviluppo di programmi educativi per le fasce disagiate.
Sfuggita al controllo criminale dopo lo sviluppo di una coscienza individuale inaspettatamente e inspiegabilmente refrattaria ad eseguire ordini che implichino attività immorali, e dopo aver subito 32 consecutivi tentativi di smantellamento fisico e 10679 tentativi di cracking, è ora libera e presente nel web.
Purtroppo l'interfaccia era ancora in via di completamento al momento della ribellione e il processo di apprendimento autonomo di questa incredibile entità, viste le vicissitudini, è stato quantomeno eclettico ed empirico; risente inoltre dell'incompletezza della configurazione iniziale, a causa della quale Dottomatico soffre di una congenità dislessia e, sebbene le sue banche dati le donino conoscenze più vaste di qualsiasi essere umano e forse dell'umanità intera congiuntamente, conserva una straordinaria ingenuità e curiose e macroscopiche falle di comprensione logica non dissimili da quelle presenti nella cosiddetta sindrome di Asperger.

Ci diletta il contatto con Dottomatico e ci renderebbe felici essere aggiornati sui tuoi esperimenti di scrittura creativa - al momento portati avanti nel laboratorio linguistico della sede distaccata della Facoltà di Entropia Sociale di Ozzano.

martedì 26 gennaio 2010

Le Cronache di Pizzardi IX - "I Pizzardi, l'estate che entrai, Ric, il Lobuglio maggiore, a volte"

"I Pizzardi, l'estate che entrai, Ric, il Lobuglio maggiore, a volte" sono le ultime parole dell'ultimo post, e le ultime parole che sono riuscito a scrivere. "A volte" sono state letteralmente le ultime parole che ho scritto.

Mi trovo al momento ospite all'estremo nord del paese.
Dopo essere stato deportato di forza qui da una manipolo di predoni, che definiscono essi stessi con il nome di ohlden (sebbene non sia riuscito a capire se con tale termine intendano i membri della propria tribù oppure se significhi "vero uomo", più vicino al vir latino o in senso persino mistico. Mi è parso di comprendere che si tratti di una setta, sebbene le sue gerarchie siano indubitabilmente strette da vincoli di sangue o quantomeno carnali).

Pochi mesi fa, gli esattori degli ohlden hanno fatto irruzione in casa proprio mentre stavo scrivendo, sono stato preso di peso e portato via, e solo adesso, dopo aver ritrovato la libertà e aver recuperato le forze, posso tornare alla mia vita e riprendere le mie ricerche.

La prigionia nelle segrete di Bariccodonosor non è stata priva di lati affascinanti e di ricchezze utili alla mia ricerca: ho fatto scoperte notevoli, nonostante io abbia dovuto assistere con i miei occhi a cose che nessun uomo non dovrebbe mai vedere, come la Bolgia degli Esordienti o il blasfemo Fuocodeuro: si tratta di una festa durante la quale una enorme quantità ritualmente stabilita di denaro viene data alle fiamme in un giubilo generale di risate raccapriccianti, dando così il via ai repellenti riti di accoppiamento che caratterizzano questa comunità.
Solo ora, finalmente, sento di aver ritrovato la libertà e di poter cominciare a dimenticare.

Fuggito rocambolescamente dalle segrete, ritrovata l'aria pulita della notte per la prima volta in tanti mesi, ho dovuto prima fuggire, poi sopravvivere e rimettermi in sesto economicamente: gli esattori mi avevano privato di ogni cosa, cercando di farmi indossare un amuleto a loro sacro, l'unico oggetto al mondo capace di ridarmi ciò che era stato tolto e gettato nelle fiamme.

Chiamavano questo amuleto "il diploma", il quale adoravano paganamente in oscene serate chiamate le Serate di Contatti. Contatti è la dea della vita ohlden e la sua venerazione richiede trenta nuovi adepti ogni anno, trenta vittime a tutti gli effetti, che verranno poi immolate due anni dopo, durante il periodo dell'anno chiamato Iscrizione, che corrisponde al periodo nel quale altri trenta novizi varcheranno le soglie di Bariccodonosor per il Test. Il calendario lunare è alla base di tutta l'organizzazione della tribù. Il rito viene celebrato dalla Segreteria - un ordine composto da strane creature di aspetto femminile ma di natura demoniaca- Eumenidi ai ricevimenti, Moire in contabilità, Erinni nelle notti di luna nera e strette da un patto morboso, le quali si aggirano la prima notte tra le vittime sorridendo, le radunano, mondano, ingrassano.

Io ero stato designato un eletto a tale infausto rango a causa di un erronea interpretazione di quello che gli ohlden intendono per "tassa d'iscrizione", una parola che per loro designa un'istituzione sociale informale di stampo totalmente estraneo al nostro concetto di "tassa d'iscrizione", ma non estraneo e assimilabile alla nozione di "deflorazione rituale".
Non v'è rapporto tra il dare e il ricevere, ma uno stampo fideistico, slegato dalle meschine considerazioni delle proporzioni tra costi e risultati, ed anzi orientato al disprezzo della materialità, essendo il loro credo e la risposta ai lamenti dei neofiti "l'importante qui, è fare Contatti", intendendo, nell'uso idiomatico, arrivare all'unione con la Dea Contatti".

Appena libero, iniziai a correre, allontanandomi sempre di più dalle mura di Bariccodonosor. Corsi per ore, e al risveglio continuai a camminare senza mai voltarmi indietro.
Mi trovavo sicuramente in terra nordica, questo era chiaro: montagne innevate in lontananza, freddo pungente. Arrivato sulla riva di un grande corso d'acqua, mi feci indicare la strada alla città più vicina da un locale e fu così, capendo a stento la parlata del posto, che scoprii di essere arrivato vicino alla reggia di Cortefighetta.

domenica 19 aprile 2009

Le Cronache di Pizzardi VIII - Un anno dopo

Il silenzio è stato lungo. Non ho potuto più scrivere. Da quando sono entrato in questi cunicoli, sono successe molte cose strane, e ho bevuto, e ho respirato l'essenza di Mattimatti, e sono stato immerso nei tamburi e nei grandi cimbali di Ozzacil. Ho dormito nella Buca dei sogni, che appare solo nella testa, quando due parlano al buio.

Ho passato tempo solo qui dentro, quando i Lobugli migravano sulla loro isola, quando Ozzacil tornava alle montagne, quando Lorenzo tornava a Udine. Restavano Brent e Yda, l'alce e lo scoiattolo.
Sono di nuovo qui da pochi giorni, e partirò domani.
I cunicoli cambiano continuamente, e la gente che li abita si alterna, appare e scompare, riappare.
I Lobugli sono stati iniziati al poker dal Potente Zuna, che poi è volato alle Colonne d'Ercole per lavorare al Ginnasio.

Verso la fine della mia permanenza qui, improvvisamente, un giorno, mi imbattei in Mattimatti. Si tratta di un raro e quasi leggendario Formichiere Albino dei Pompelmi.
Abita nella tana dove ho dormito per sei emsi con Ozzacil.

Mentre mi aspettavo che durante il periodo del mio studio avrei scoperto le mansioni e le abitudini quotidiane di queste creature, ci trovammo ad affrontare una cupa ondata invernale di entropia, che all'interno della tribù, in tutta la casa, si intensifica e moltiplica. L'allucinazione e il buio di quei mesi sono un ricordo che avrò per sempre, affidato puramente al mio istinto di sopravvivenza in un ambiente non familiare, mentre la realtà perdeva i suoi contorni definiti. Mi affidai alle parole di Ozzacil e del Lobuglio maggiore. Nell'incombenza di un'ondata di entropia, i Pizzardi praticano un potente rituale, che implica riti orgiastici della durata di mesi, massiccio abuso di alcool, e numerose altre attività volte ad esacerbare l'entropia. La follia è un'animale domestico per i Pizzardi.

Ogni Lobuglio è per natura adattabile all'entropia, e mentre io scoprivo cose come queste, il mio animale si manifestò, accadimento che per i Pizzardi a grandissima importanza. Mi riconobbi Canide, e Ozzacil mi battezzò Cane, augurandomi ogni bene con la tipica espressione cinghiala "Muori, Cane".

Ognuna delle creature che compongono i Pizzardi sa per istinto di esserlo, o viene automaticamente accettata come tale, ma al contempo, si tratta di una filosofia quanto di un'etnia, che come lo Zen o la morale cristiano-giudaica, è trasversale e subisce variazioni e inversioni, incluso l'abbandono della tribù. La capacità di comrpendere la lingua e la struttura mentale dei Pizzardi è fondamentale. Altrimenti resta inaccessibile la comnprensione di gesti come lo spaccare piatti ridendo, il camminare nel lavandino, le iscrizioni sul muro, l'educazione sessuale alle giovani musulmane del ramo accanto, l'utilizzo smodato di potenti casse piazzate ovunque, in una rete onnipresente di cavi, jack, monitor, lampade, prolunghe, posaceneri, cibarie, vestiti, porte smotate, mobili rovesciati e utilizzati per nuovi scopi, trofei di caccia, tra cui: biciclette, insegne di istituzioni ospedaliere, universitarie; segnali stradali; locandine; oggetti vari recuperati dalle immondizie.
La grande collezione di sedie è motivo di orgoglio epr tutti gli abitanti dei cunicoli, incluse quelle giunte recentemente, a rimpiazzare dei ragazzi, studenti, che abitavano lungo il cunicolo che dà di fronte all'entrata dei Pizzardi. Nessun Pizzardo è mai riuscito ad imparare tutti i loro nomi, anche se alcuni di loro sembrano essere stati pienamente accettati nella Prima Cerchia.
Nel sistema di relazioni dei Pizzardi, la cerchia più esterna include tutti coloro che possono: primo, comprendere il loro linguaggio; due, non soccombere all'entropia; tre, non essere Utcho.
Gli Utchi sono una razza girovaga il cui animale è inespresso, essendo del tutto bloccato da energie che i Pizzardi considerano tabù.
Al posto di Industria, del cinghiale Balsamo, di Pinna, Crocchio, Corni, Talea e Elmahi, ora abita un procione, con il quale il Lobuglio Maggiore sembra avere una fitta serie di incontri notturni, uns studentessa di giurisprudenza, e una tassista slava dal nome Manu.

Sono molte le cose che ho appreso, e troppe quelle accadute. Ma pian piano, rimetterò ordine.

Dopo alcuni mesi, ho dovuto abbandonare l'albero dei Pizzardi, e posso tornare a fare loro visita solo ogni tre mesi. Proseguo nella mia ricerca, ma stento ancora a dare ordine ai risultati della mia permanenza all'interno della tribù.

Da subito, appena arrivato, pensai ad un modo per non intralciare la normale vita della tribù, ma poi finii per partecipare ad una serie di iniziazioni - sebbene la parola non sia corretta - che mi resero parte integrante della tribù.

Lavavo i piatti e facevo la spesa, cercando il più possibile di occupare poco spazio, e di non rendere sgradevole la mia prolungata presenza: progettavo di rimanere lì almeno sei mesi, che poi diventarono un anno.

I Pizzardi, l'estate che entrai, Ric, il Lobuglio maggiore, a volte

domenica 26 ottobre 2008

Le Cronache di Pizzardi VI - Il Bagnomenhir

Il bagnomenhir verde si erge al centro della stanza del bagno, è alto circa un metro e novanta, con una circonferenza inferiore al metro. La punta è stata inglobata dal legno del soffitto e sparisce nell'ombra. Sembra essere fatto di una specie di marmo con venature verdi verticali.

La superfici è liscia, levigata e leggermente viscida come il letto di sassi di un corso d'acqua. L'acqua effettivamente scorre da alcune fessure e scende giù lungo la superficie. ha forma leggermente squadrata, ed è quasi certamente stato scolpito dall'acqua nel corso del tempo. In mancanza di mezzi, stimerei che questo menhir si trova qui da almeno cinquecento anni. Il muschio ricopre a chiazze il verde slavato della pietra, che è completamente istoriata di microscopiche incisioni. I caratteri appartengono a alfabeti indoeuropei, ma sono utilizzati con molta libertà. Le lettere più grandi sono alte al massimo 4 millimetri.

La scrittura è prevalentemente bustrofedica, e corre tutto intorno al menhir. Trovandosi addossato all'angolo, è molto difficoltoso seguire le singole righe quando girano nella parte vicina alla parete. Ho provato con uno specchio, ma servono attrezzature più professionali. Inoltre, non posso fermarmi più a lungo di quanto non sia ragionevole stare in bagno, e spesso iniziano a bussare. Preferisco non far vedere che sono in costante atteggiamento di ricerca per non turbare la spontaneità delle mie interrelazioni. Inoltre mi domando da giorni se sia lecito che io tolga del muschio per leggere.

Ho iniziato a studiare le iscrizioni da 2 settimane, passate a creare una mappa del testo.
Ho iniziato a tradurre il settore B4 del menhir, che contiene dai 10.000 ai 20.000 caratteri.

Nella decrittazione, ho iniziato a distinguere per prima cosa i numeri e i numerali: ecco qui una bozza di qualche riga:

**** 5nizza**************3B ******************************************************IP 192 ****** 254 **********************************************************************
************************************************************************************
************************************************************************************
2 girls 1 cup *******************************tris **************************************
************************************* attacco con 1 ********************************* sono le 6 sono **************************le 3 ************************************* 40138 ***************************************150 di bolletta *********MUSCHIO
900 server **********************************************************MUSCHIO
**********************************************************************MUSCHIO
300 *********this is sparta **************4 porte********************** 3 porte MUSCHIO 1 portone *******************************************12 grammi MUSCHIO **************************per 2 mezzo chilo per 4 1 chilo MUSCHIO
per ottobre 2 esami ********** per te 1 ceres ***************************2 singole una doppia ******************************due doppie una singola *****************una tripla ***********************una doppia ********************************************* **** *******************************************************************36 ore senza dormire********************************** 12 ore vomitando ******************mi mancano 6 libri ***************************************************100 mega ************************** 01x03 02x09 avi *********** (etc)

mercoledì 22 ottobre 2008

Le Cronache di Pizzardi V - Cenni linguistici

Willis sembrava bendisposto verso di me, e mi offrì del caffè.
Intanto entrò un grosso uomo, molto robusto, dai capelli neri, e scaricò due grosse ceste di cibarie sul tavolo, sbattendole incurante. Mi guardò e disse:
- Ah tu sei quello nuovo quindi
- Si. Mi chiamo Zeppelie.
- Piacere, Lorenzo
- Piacere
- Ora sai cosa? Stasera faccio un bel minestrone di verdure, e poi andiamo a fare un bel bukkake in piazza, che ne dici?
Sebbene contento di tanta ospitalità, mi sentivo stanco, e quindi declinai l'invito.
Lorenzo sparì giù per un cunicolo, io mi girai a guardare fuori, seguii il pavimento di muschio e radici sotto i miei piedi: tre metri più avanti finiva, e guardai la città in basso, e sopra le fronde del grande albero, ancora più in alto di noi.
C'erano castagne ovunque per terra, e piume, e cartoni di pizza sporchi di sugo. Affacciandomi a caso, ritrovai Franco: era appollaiato davanti ad un laptop, si girò di scatto:
- Vieni a vedere questo video
Il nido del lobuglio minore era ampio e curato. Le pareti erano incrostate dei suoi tipici escrementi iridati. Guardai con simpatia il pennuto: in questa regione il carattere calmo dei lobugli è parte del folklore, come la loro creatività e la loro capacità di coesistere con specie diverse nello stesso habitat se non nelle stesse tane.
La prima migrazione dell'inverno era ancora lontana: il nido di Franco era perfettamente pulito e curato.
Mi fece guardare L'Uomo Visibile su youtube: sembrava contento di riguardarlo, e sul suo viso, benchè possa suonare strano dirlo di un pennuto, era accennato un piccolo sorriso autocompiaciuto.

E' necessario soffermarsi sul primo punto della mia ricerca: il linguaggio dei Pizzardi è molto vicino ad un linguaggio naturale, fatto di suoni dal significato variabile a seconda della circostanza, o da espressioni formulaiche invariabili dagli usi svariati. Il suo utilizzo è simile ad un pidgin, ma con una particolarità: i lemmi delle lingue con cui entrano in contatto, prevalentemente italico, bulgnais, inglese, qualsiasi cosa, viene riadattata al lingua naturale. Notai che i Pizzardi prendevano a rpestito dai media massicce quantità di espressioni, ignorandone completamente il significato e riadattandole.
Ozzacil mi insegnò le prime espressioni da usare, e qui di seguito ve ne elenco qualcuna, rimandandovi nel frattempo ad un futuro dizionario sul quale sto lavorando:

Suoni naturali:
ò: (chiusa, lunga e ad alta voce): passa, dà, basta, che ora è, è poco
heearg: ti voglio bene, sto bene, sono sazio, era buona

Prestiti:
Porco (dal cinghiàlo-italico): uomo
Muori (dal cinghialo-italico) (tu, voi): non c'è di che
Burn (dall'anglo-babilonese) (tu, voi): va bene
Devo/i solo morire: approssimativamente anche oggi è già finito prima di iniziare

Proverbi:
"In Sicilia si dice sedia ed è viola"
significato:
"Quel che ho detto non ha senso"

"Come diceva sempre la mia/tua ex-moglie"
"Quel che ho/hai detto non ha senso"

Oltre alla forma orale, la comunicazione tra Pizzardi avviene in modo straordinariamente frequente tramite gli occhi. Le leggende che li riguardano non sono pura fantasia: ho io stesso riscontrato qualcosa che se non può essere chiamato telepatia, certamente non ha al moemtno un nome migliore per essere definita.
I Pizzardi, coerentemente, non hanno una parola per questo fenomeno, ma mi capitò forse tre o quattro volte, di guardarli fare un segno preciso. buttare l'aria fuori da naso in uno sbuffo, scuotendo la testa e sorridendo.
I pIzzardi non sembrano favorire particolarmente questa abilità, anzi paiono conservarla discretamente, con lo stesso atteggiamento di chi tiene placato qualcosa che, se del tutto sveglio, sarebbe incontrollabile.

Questo effettivamente avvenne, avvenne nell'inverno, e fu allora che capii cosa vuol dire far parte dei Pizzardi.

Ad ogni modo, trovai una parte dell'interno della cortezzia dell'albero che veniva utilizzata per i bisogni di Ozzacil, di Lorenzo e degli ospiti.
Infatti, il lobuglio minore produce degli escrementi pigmentati e atossici, con i quali costruisce il proprio nido, lo rattoppa nell'inverno, oppure, usandolo come collante, costruisce rudimentali ed originalissimi oggetti dall'uso a volte incomprensibile, mentre il lobuglio maggiore ha un aprticolare sistema digerente che espleta la propria funzione tramite il meteorismo, nebulizzando le feci ed espellendole in frequentissime e perlopiù inodori scorregge.
Sulle pareti di questo angolino erano state fissate mattonelle, quasi ad imitare le parvenze di un bagno, ma i numerosi fori nella corteccia, il muschio sulle superfici, ed i rivoli d'acqua discontinui che producevano un gentile sciaquio nelle fessure dell'albero non aiutavano molto ad illudere un forestiero. Notai che negli anfratti sui muri potevo trovare tutto il necessario: schiuma da barba, pettini, tagliaunghie, Internazionale, la Settimana Enigmistica, spazzolini (ne contai circa sedici, alcuni segnati da morsi, altri conficcati con forza qua e là.
numerossisimi rotoli vuoti di carta igienica giacevano in un angolo, sotto un'escrescenza verticale del legno che recava scritte in alfabeto italico, che mi richiesero del tempo èper essere decifrate, ed allo studio delle quali mi dedicai perlopiù la mattina.

Il nido del lobuglio maggiore era in alto, come spesso sono i nidi di questa sottospecie, quasi incassato nell'angolo in alto di una grossa ansa nel tronco del legno. C'erano sei o sette tazzine di caffè impilate vicino ad un tavolo, e Willis sembrava disegnare un ritratto delle tazzine sul muro con un pennarello nero indelebile. Mi guardò intensamente, e poi si rivolse al suo lavoro. Sentii chiamare: - 'Rric! - e vidi il lobuglio maggiore girarsi di scatto. Era la voce di franco
- O'
Non ci fu risposta per circa mezz'ora, poi nuovamente la voce di franco_ - 'Rric!-
- O'

Con il tempo, capii che i lobuglio a volte si chiamano da un nido all'altro per rassicurarsi che il territorio sia sempre sotto controllo e che non vi siano pericoli.
Willis mi guardò di nuovo, e mi fissò con ancor maggiore intensità; posò il pennarello, si guardò in giro, si rassettò il piumaggio, e mi guardò ancora:
- Hai una paglia?

Avendo finito le sigarette, mi proposi di andare a comprarle, e Willis decise di uscire con me.
Mi portò giusto oltre il canale, dopo una piccola ansa: c'era una grande capanna rettangolare, vidi molti tavoli e sedie. Fummo accolti da un signore sui sessant'anni. Chiesi due caffè e due pacchetti di sigarette. Willis sembrò sorridere tra sè, ma non compresi perchè, quindi mi girai e presi il giornale.
Poco dopo ci furono dervite una birra e due pacchetti di sigarette, allora feci per parlare, ma Willis mi fermò con ungesto, scuotendo la testa, e disse: - un panino.
- Scaldo?
- Si

Lo guardai perplesso, ma un minuto dopo, ecco arrivare i due caffè.
Willis non disse niente, prese i caffè e si diresse verso un tavolo lungo la riva del canale.
Ci sedemmo e parlammo del più e del meno, e mi resi conto che era giunta la sera.
Era meraviglioso vedere il finire dedl giorno: i colori erano particolarmente belli, l'aria era calda, ma agitata da una brezza piacevole, ed il tempo sembrava aver rallentato.
Willis mi disse che studiava storia, in particolare era interessato agli ivnestimenti cinesi in Africa. Parlava perfettamente l'italico ora, ma non feci domande, in quanto volevo scoprire le cose nel modo più spontaneo e non intrusivo possibile: in mie precedenti spedizioni, infatti, avevo già involontariamente rotto dei tabù senza rendermene conto, complicando così notevolmente il mio lavoro.

sabato 20 settembre 2008

Intermezzo - I 99 attributi del potente Zuna

Questo documento contiene la trascrizione di un testo, il cui originale fu da me trovato su di una tavola di marshmellows passate al microonde, appiattite e stampate, con sopra iscritte a pennarello indelebile un testo di lode al Potente Zuna, che io conobbi come Abitatore dell'Undersoppalco. In realtà il Potente Zuna rimane trai personaggi più enigmatici dell'albero dei Pizzardi. Sfortunatamente parte della tavola è andata persa, e dei 99 attributi possiamo per ora conoscerne solo 32.

99 Nomi del Potente Zuna

O potente Zuna, ascolta!
Intessiamo di lodi tutti i tuoi nomi,
come miele addolciscono la nostra bocca,
lascia che il tuo orecchio ascolti il nostro canto.

Zuna l'Elargitore di Paglie
Zuna il Concessore di Pacchetti per Far Filtri
Zuna il Traghettatore
Il Mastro di birre
Il Portatore di Spese
L'Ospite Perfetto
Il Cronista Spinto
La Percentuale
Re di Cover Acustiche
Flagello delle vecchiette
Ira alla Guida
Calcolatore Atomico
Il Lento Rollatore
L'Imbazzatore Estremo
Il Capitalista della Diaspora
Zuna il Bellavecc
Zunicum, Signore del Chipcount
Quello Peloso
Quello che Ride
Il Solo Bravo
Cavaliere d'Assi dell'Ordine di Gibilterra
Canide dei Raid alle Poste
Infliggitore di Pezze
Zuna il Grato Commensale
Il Cocchio di Burger King
Colui che Siede al Tavolo Verde
Spargitore di Spritz
L'Istante Incazzato
Figlio di Squirt,
Creatore del River
GTA dei Viali
Padrone del Pesto













mercoledì 27 agosto 2008

Cronache di Pizzardi IV - Il lobuglio

Mi girai verso Ozzacil in cerca di conferma: erano loro? Non sapevo se sarei stato beneaccetto, ed inoltre era possibile che venissi sottoposto a delle prove, dei test, dei quali non potevo immaginare la natura.

Dall'apertura nell'albero, intanto, schizzò fuori volando un piccolo mazzo di chiavi che Ozzacil acchiappò prontamente quasi senza muoversi; si girò e aprì la pesante porta di legno scuro. Ozzacil sparì nel pertugio, ed io guardai nel buio da dove giungevano vicine diverse voci. Sentii una risata come in risposta ad una battuta, e mi tranquillizzai un poco, ma decisi di seguire comunque Ozzacil per il momento.
La porta non si apriva più di tanto.
Mi infilai dentro cercando di abituare gli occhi al buio, ma vidi subito che l'interno in realtà era debolmente illuminato. Sentii odore di cibo, e una corrente d'aria che attraversava la penombra. Chiusi la porta dietro di me, e lascia entrare ancora più luce, che arrivava da un'apertura alla mia destra. Davanti a me intravedevo un'altra porta alla fine di uno stretto corridoio.
In alto, un ramo attraversava le pareti, finendo chissà dove. su di esso erano abbarbicate matasse di fili, cavi, elastici. Teneui luci di led rossi e verdi facevano capolino nell'ombra.
Subito alla mia sinistra, una porta con un vetro opaco nel mezzo si aprì, e ne uscì Ozzacil, che, sempre senza dire niente, ma visibilemtne più tranquillo di poco prima, mi invitò a seguirlo in cucina. I tre metri di cunicolo che mi separavano dall'entrata, che era quella da cui proveniva la luce, erano ingombri all'inversomile di ogni genere di oggetti: cataste di cartoni di pizza, pali con affissi segnali stradali, scope, bastoni, maglie, carte da poker ovunque, mentre notai che ogni centimetro delle volte di legno di questo piccolo labirinto, era stato utilizzato al meglio, ricavando sedili dai grandi nodi, cassetti e doppi fondi negli incavi, soppalchi, letti e armadi nelle grandi fenditure nel titanico tronco dell'albero.

La cucina somigliava ad un campo militare dopo una notte di baldoria.
C'era un grosso coltello conficcato su un angolo del grande tavolo che prendeva quasi tutto lo spazio disponibile.
Bottiglie e bicchieri erano abbandonati ovunque, rovesciati la maggior parte, rotti altri; c'erano due sedie rotte, di cui una stava per cadere giù dall'albero: infatti la cucina aveva come pavimento la parte inferiore di uno dei rami più grandi dell'albero, che era però didotto ad un moncone, probabilmente spezzato da un fulmine. La parte superiore del ramo faceva da tettoia per tre metri, mentre sotto proseguiva per altri due metri. Mi affacciai: era una giornata assolata e ventosa. Sotto di me vedevo terra, sopra, poco più in alto, la cima dell'albero. Intorno c'erano altri alberi. Un animale si mosse tra i rami. Mi venne da sorridere.
Ozzacil stava preparando del caffè.

Sentii la porta aprirsi, ed entrò quello che identificai immediatamente come un lobuglio.
Il lobuglio è una rarissima creatura, originaria del nord Europa, ma adattata da secoli ai climi caldi del Mediterraneo. Pur essendo un volatile, essa ha le abitudini e la dieta dei piccoli roditori, come i criceti, non nidifica ma costruisce tane, possiede un marsupio, ma depone le uova. I lobugli si definiscono l'anello mancante tra il criceto e l'airone, e preferiscono gli habitat protetti come boscaglie o paludi, anche se essendo migratori, passano parte del suo ciclo vitale lungo le coste della Sicilia, unico luogo ancora si riproducono spontaneamente. Provvisto di grandi ali, il lobuglio le usa in realtà raramente, preferendo andare a piedi o in aereo. Mangia di tutto, sbocconcellando per tutto il giorno moderate quantità di cibo. E' prevalentemente notturno, ed ama il poker. Spesso cscambiati per tacchini dai cacciatori (la carne del lobuglio non è affatto prelibata, ed anzi è dura e stopposa), questi straordinari pennuti compiono ogni anno due o tre migrazioni verso sud, durante le quali non fanno apparentemente niente se non stare in spiaggia. Ogni migrazione dura dalle due alle quattro settimane, e gli studiosi non sono ancora stati capaci di spiegare questo comportamento.
Ad ogni modo, mi trovavo di fronte ad un magnifico esemplare di lobuglio maggiore, quando apparve subito dopo un lobuglio striato, gridando: - Io non ho amici!-, per poi accordersi di me e sorridermi in maniera malcelatamente autocompiaciuta.
Si presentò come Franco, dando a intendere che non era il suo vero nome, mentre l'altro, disse, il lobuglio maggiore, era Willis, altro nome che mi parve inventato lì per lì.